Digitalizzazione, badge e “classi-laboratorio”… Perchè dire NO!

Uno dei contenuti che abbiamo portato in piazza il 16 Ottobre, con  l’appoggio degli studenti di tutte le scuole camune, è stato quello della digitalizzazione e dei nuovi badge introdotti all’Olivelli. Con questo articolo vorremmo esprimere in modo chiaro e lineare quali sono  gli aspetti che ci hanno portati a contestare rigidamente queste novità introdotte nelle scuole camune. Per farlo, analizzeremo due articoletti che sono stati pubblicati in “Voce Studentesca” (il giornale gestito dagli studenti dell’Istituto Olivelli).

Il primo è un articolo “pro badge” che porta a sostegno della propria tesi delle deboli e alquanto folkloristiche argomentazioni.

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In difesa dei badge, l’articolo sembra sostenere che una delle potenzialità di questa tecnologia sia quello di incenerire sul posto tutti gli spacciatori che provano ad oltrepassare un rilevatore. Non è proprio così.

Se con questi fantomatici spacciatori l’autore intendesse delle persone esterne alla scuola, ci duole informarlo che non verranno munite anch’esse di badge, e che quindi la loro presenza a scuola non sarà registrata (non risulteranno affatto presenti!).
Se intendesse invece degli studenti spacciatori, quando scorreranno i propri badge nei rilevatori non comparirà la scritta “ATTENCTION, PUSHER!”, e risulteranno quindi difficilmente stanabili.
In conclusione, a meno che lo studente che ha scritto queste righe ritenga sul serio che esista la modalità “incendia-pusher”, i badge non impediranno a nessuno di poter entrare né tanto meno di spacciare!

Ma a parte queste sciocchezze, perché ci opponiamo a questa novità?

1 Perché la scuola non è una caserma. Intensificare ulteriormente i controlli (già esasperati, la nostra scuola è l’unica in Valle Camonica con i carabinieri ai cancelli ogni giorno e una pattuglia della polizia una volta a settimana)  vuol dire minare alla serenità degli studenti. La nostra scuola sembra sempre di più un carcere piuttosto che un luogo di crescita e di formazione!
Riteniamo che sarebbe buona cosa lavorare collettivamente per rendere la scuola un ambiente più agevole e costruttivo per tutt*,  stimolando l’interesse a partecipare alle lezioni negli studenti piuttosto che punirli se non sono in orario!

2 Perché saranno anche “solo diecimila euro” ma sono diecimila euro che non verranno investiti per risolvere i reali problemi della scuola, dall’edilizia scolastica al caro trasporti, per non parlare del carolibri!
Il diritto allo studio passa dalla soluzione di questi problemi, non dal controllo e la repressione!
Gli studenti hanno delle priorità ben precise e ben lontane dai badge e la piazza del 16 Ottobre lo ha dimostrato!

3 Perché né gli studenti né la maggior parte degli insegnanti  hanno avuto voce in capitolo quando sono stati introdotti, in un’ottica totalmente autoritaria! È assurdo che delle decisioni così importanti non prendano in considerazione gli studenti, unico motivo per cui la scuola esiste!

Il secondo articolo, molto più condivisibile rispetto al primo, affronta invece il fenomeno delle “classi-laboratorio”.
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Contestiamo in questi termini quanto dichiarato dal preside:

1 Se le “classi-laboratorio” sono “un modo intelligente per valorizzare l’aspetto pratico in corsi come COS dove le ore di laboratorio sono tante”, perché gli studenti di queste classi continuano ad andare in un altro laboratorio, quando disponibile?
La risposta è semplice! L’aula è piccola e i computer non sono sufficienti (due persone per computer)!
La connessione Internet non è nemmeno abilitata in tutte le ore, quindi la presenza dei computer non è d’aiuto neppure durante le lezioni teoriche!

2 La planimetria sulla carta è perfettamente in regola, ma ciò non toglie che gran parte dello spazio è occupato dai tavoli con i computer, e quindi l’agibilità si riduce per ovvie ragioni! Molti professori preferiscono trasferire gli studenti in altre aule più spaziose durante i compiti in classe!
In alcune classi manca addirittura l’interruttore per le luci!

3 Le “classi-laboratorio”, per ovvie ragioni, escludono dalla possibilità di utilizzare i laboratori tutti gli altri studenti della scuola! In alcune comunicazioni di inizio anno si è parlato di “carrelli che portano i portatili nelle varie classi per risolvere il problema della mancanza dei laboratori” ma al 23 Ottobre non si vedono nemmeno da lontano(come gli stessi badge, che chissà quando e se entreranno in funzione)! Aggiungiamo anche la spesa per i portatili nel conteggio del costo della “digitalizzazione esasperata”? Si parla ancora di diecimila euro (che già sarebbero troppi!) se sommiamo a questa cifra anche il costo degli I-Pad per consultare i registri elettronici acquistati per i professori? 

Francamente riflettiamo….

(Collettivo Interno Olivelli Putelli)

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