Salvini, incoerenza e Mezzogiorno: i post del 2012 direttamente dalla sua pagina

Sono ancora pubblici e liberamente consultabili i post di Facebook del 2012 scritti da Matteo Salvini, quando ancora si augurava la secessione dallo stivale.

Abbiamo cercato di radunare una “top 6” tra quelli più emblematici rispetto al passaggio ideologico improvviso dalla “padania libera” al “prima gli italiani”.

Palesare le incoerenze di un pagliaccio in 6 semplici screen.

Posizione numero 6:
Salvini e Roma
dvsPosizione numero 5:
Salvini e la Calabria
fgbfgbPosizione numero 4:
Salvini e il “ci piace solo la padania”.
ImmaginePosizione numero 3:
Salvini e il “prima gli italiani”
saPosizione numero 2:
Salvini e le donne del sudsdvsdvsdvVINCE:
Salvini vicino agli agricoltori siciliani
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Da Sud a Nord, cacciamo questo idiota dalle nostre città!

8 Novembre, difendiamo Bologna dall’inviasione Leghista!

OLIVELLI: NO ALLE LOCANDINE ANTIFASCISTE SI A QUELLE OMOFOBE

Sembra assurdo ma è così. Negli ultimi tre anni sono stati numerosi i blocchi della presidenza per quanto concerne l’affissione di locandine e volantini che promuovevano eventi o iniziative politiche del nostro Collettivo.
Siamo scandalizzati dal fatto che in questo momento si trovano all’interno dell’istituto numerosissime locandine che promuovono la conferenza omofoba del 9 Giugno 2015, per la quale è stato organizzato un presidio di protesta dal Collettivo Neziole 4 Ovunque, al quale parteciperemo anche noi (evento).
Questa mattina un insegnante si è lamentato di una tale obbrobriosità e ha chiesto di poterla rimuovere. La risposta è stata negativa in quanto sembra che tale locandina sia stata autorizzata dal consiglio d’Istituto.

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Inutile dire che ogni locandina di questo tipo verrà rimossa dai militanti del Collettivo Studentesco Camuno già nelle prossime ore.
Di fronte ad una tale oscenità riportiamo il comunicato di lancio del presidio contro l’omofobia organizzato per il 9 Giugno.

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L’OMOSESSUALITÀ NON È UNA MALATTIA, L’OMOFOBIA SI!

La Valle Camonica, nell’ultimo periodo, sta ospitando due gravissimi eventi all’insegna dell’omofobia e della discriminazione. Uno di questi, agghiacciante, è ad Angolo Terme dove una “casa spirituale” gestita da integralisti cattolici si proporrebbe di “guarire” i “malati di omosessualità” in un percorso di cinque giorni, ovviamente con il pagamento di 185 euro per ogni persona partecipante. Lo scandalo omofobo, tuttavia, si espande ben oltre i confini di Angolo Terme arrivando al teatro “San Filippo” di Darfo, dove l’Avvocato Gianfranco Amato, il 9 Giugno, terrebbe addirittura una conferenza dal titolo “Gender, una minaccia per la famiglia”. È palese che ilimiti della libertà di espressione vengano con questi eventi superati oltre ogni misura, dal momento che diffondere messaggi di intolleranza e di esclusione sociale di una specifica categoria di persone considerata “malata” è semplice istigazione all’odio.
Non è della stessa opinione, a quanto pare, il sindaco di Darfo Ezio Mondini e la relativa amministrazione che, pur essendo di “centro-sinistra” , non perdono occasione di dare spazio ad eventi di pessimo gusto come questo all’interno del comune da loro amministrato.
Come accade purtroppo in diverse parti del mondo e dell’Europa, anche in Italia i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) sono messi a rischio dalla discriminazione e da altri fattori, legislativi, sociali e culturali. Le istituzioni dovrebbero avere l’obbligo di prevenire e contrastare la discriminazione, perché qualsiasi eccezione all’universalità dei diritti umani è inaccettabile.

PER QUESTA RAGIONE IL 9 GIUGNO (GIORNO DELLA CONFERENZA) INDICIAMO UN PRESIDIO PRESSO LA PIAZZA GIACOMO MATTEOTTI DI DARFO DALLE ORE 19:30.

IL PRESIDIO SI COSTITUIRÁ DI INTERVENTI, MUSICA E GOLIARDIA!

NO ALL’OMOFOBIA!

 

Olivelli: Area fumo autogestita, nasce la brigata spazzini

L’area fumo, chiamata “area di tolleranza” dalle istituzioni scolastiche, è la zona dietro la palestra nella quale i fumatori (studenti e insegnanti) trascorrono l’intervallo.
L’esistenza informale di quest’area ha determinato un completo disinteresse da parte del personale scolastico in merito alla pulizia e la manutenzione di questo spazio (sempre più degradato).
Per questa ragione il Collettivo Interno all’Olivelli del CSC ha deciso di mobilitarsi per rendere questo spazio REALMENTE autogestito dagli studenti, invitando chiunque a rispettare l’area ed a partecipare attivamente alla pulizia della stessa. I lavori di riqualificazione dell’area si svilupperanno in questo senso:

1 Attuare una campagna di informazione agli studenti: l’area è nostra e come tale dobbiamo rispettarla. Non è una concessione ma UNA CONQUISTA. Ricordando le multe arrivate l’anno scorso, facciamo presente che la legge (né interna alla scuola né nazionale) prevede questo spazio e quindi si tratta di un’occupazione a tutti gli effetti (seppur tollerata).
Inviteremo quindi tutti gli studenti ad utilizzare gli appositi contenitori per i mozziconi e a non gettarli per terra o, ancor peggio, nel campo da basket o nella “buca del salto in lungo”.
2 Appenderemo una tabella nella quale chiunque, in relazione alle proprie possibilità, potrà rendersi disponibile per la pulizia dell’area.
3 Chiederemo alle istituzioni scolastiche di poter autorizzare gli studenti interessati a poter abbandonare le lezioni momentaneamente per poter svolgere questa funzione.
4 Ci impegneremo ogni Mercoledì alla terza ora a svolgere i lavori di pulizia all’interno dell’area, sicuri che altri studenti si aggregheranno.
5 Riqualificheremo gli spazi degradati e quei pochi spazi verdi pesantemente inquinati.
6 Diffonderemo del materiale informativo sui danni alla saluta derivanti dal fumo e sugli effetti delle droghe leggere.

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Ci teniamo a sottolineare. Con questa mobilitazione intendiamo migliorare le condizioni dello spazio retrostante alla palestra e riqualificare tutti gli spazi pesantemente inquinati.

NON VOGLIAMO INVECE INCENTIVARE IL CONSUMO DI TABACCO, PESANTEMENTE DANNOSO ALLA SALUTE.

Scuola primaria Pascoli: genitori in protesta contro la “riforma della Loggia”

Genitori protestano contro il piano di dimensionamento scolastico degli istituti comprensivi previsto dal comune in città. La proposta consiste in accorpamenti e soppressioni di istituti scolastici del comune. Il motivo? La Regione prevede un minimo di seicento alunni per la nomina di un dirigente effettivo. Diversi istituti vengono quindi uniti ad altri: o in senso materiale, con la riduzione dei plessi scolastici, oppure solo in senso amministrativo, con la creazione di istituti comprensivi più ampi.

Le realtà interessate dall’accorpamento saranno l’Est 1 e 2, con la soppressione dell’elementare Calvino, e il Sud 1 e 3, che formeranno un unico comprensivo, con sede nella scuola primaria Rinaldi. La Crispi sarà invece annessa al Centro 3, a rischio di sottodimensionamento.

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Cambiamenti, questi, che preoccupano i genitori. Per diverse ragioni. Innanzitutto «un istituto comprensivo di 1.700 alunni potrebbe non garantire gli stessi servizi di quando ne aveva 1.276». Per questo i genitori della scuola secondaria di primo grado Pascoli, in via Repubblica Argentina, hanno scritto una lettera indirizzata alla Regione, ente cui spetterà l’ultima parola a riguardo. Ma non solo. Sono anche state raccolte più di 400 firme contro la proposta di modifica. La perplessità deriva anche dalla inevitabile rottura della continuità didattica tra le scuole del circolo smembrato e dalle difficili situazioni logistiche cui andranno incontro le famiglie, costrette a iscrivere i figli in zone spesso molto distanti dalla propria abitazione.

Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere!

Sospensioni, votacci, note e multe. Sono solo alcuni dei provvedimenti punitivi ai quali la “scuola-azienda” ci ha abituati e che ora vengono considerati come parte integrante del sistema scolastico stesso.

Ci siamo mai chiesti, tuttavia, quali sono state le dinamiche che hanno portato al consolidamento di tali sistemi e quali sono i motivi che hanno determinato un evidente incremento delle dinamiche repressive a scuola negli ultimi anni?
La risposta a queste domande è intrinseca al concetto di “scuola-azienda” e non può prescindere dal ruolo sociale che il capitale è riuscito ad affidare alla scuola, ovvero quello di ”laboratorio di sfruttamento”.

“ Quando arriverai in ritardo sul posto di lavoro verrai licenziato, non lo sai? Ora stai fuori.”
La scuola che dovrebbe potenzialmente costruire delle menti capaci di affrontare il mondo con spirito critico e libero dalle logiche di repressione e di abuso, insegna invece a rispettare categoricamente quelle che sono delle dinamiche sbagliate che caratterizzano l’attuale mondo del lavoro: quello della precarietà, dello sfruttamento e della totale mancanza di dignità. Insomma, il messaggio che passa è che “ritardare è sbagliato, se ritardi rechi danno a te stesso”, come se presentarsi cinque minuti dopo rispetto all’orario stabilito sul posto di lavoro fosse realmente dannoso al ritardatario e non ai profitti di chi sfrutta questo fantomatico ritardatario.

È in un’ottica di questo tipo che entrano in gioco i sistemi repressivi citati all’inizio. In una scuola costruita secondo i più beceri principi dello sfruttamento capitalista (consolidati dalla riforma Renzi-Giannini), non può mancare la repressione che, se nel mondo del lavoro si manifesta con il licenziamento, la riduzione dello stipendio, lo spostamento fisico della locazione di lavoro, a scuola trova applicazione con sospensioni (spesso accompagnate dal lavoro obbligatorio e non pagato di pomeriggio), votacci (che sono diventati una vera e propria retribuzione per lo studente), note e multe ( all’ITSS Olivelli, nel corso del passato anno scolastico, numerosissime sono state le multe per i “fumatori trasgressori”).

Ma queste non sono le uniche espressioni della repressione che ogni giorno viviamo a scuola in quanto lo studente deve confrontarsi ogni giorno con l’autoritarismo. L’autoritarismo è un sistema organizzativo fallimentare ed in netto contrasto con l’istinto umano, destinato per sua natura a fallire. L’autoritarismo a scuola si manifesta con l’assenza di occasioni di confronto, di sviluppo individuale delle proprie conoscenze e competenze. La scuola di oggi infatti, basandosi su un’evidente gerarchia nella quale il professore detiene il potere decisionale sui contenuti e le modalità della lezione, pone lo studente nelle condizioni di ricevere passivamente delle informazioni senza poter ragionare sui propri interessi e le proprie aspirazioni. Noi riteniamo che il bagaglio di conoscenze e di competenze di ogni insegnante sia una risorsa enorme, senza la quale la scuola non avrebbe ragione di esistere, ma che dovrebbe essere impiegato in una crescita collettiva culturale e umana, non in un insegnamento sterile di contenuti.
“Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”.

Ma nella scuola di oggi quello che conta è apprendere quella serie di contenuti decisi dal “ministero della distruzione” ed inseriti nei libri di testo, come se il sapere si possa limitare ad un numero definito di pagine e ad una serie di concetti. Chi li apprende passa, chi non li apprende viene eliminato con la bocciatura. Il fallimento dell’autoritarismo passa proprio da questo, “eliminare fisicamente” gli studenti che non hanno raggiunto gli obiettivi formativi previsti, quando proprio la scuola dovrebbe cercare di accendere gli interessi ed individuare le aspirazioni anche di chi non è riuscito (o semplicemente non ha voluto) apprendere quei concetti che altri hanno ben pensato di insegnarli senza interpellarlo, ritenendo che la scelta della scuola superiore effettuata alla fine delle scuole medie sia realmente la scelta di un percorso scolastico anche se, tanto per cambiare, la meta resta lo sfruttamento e la repressione.

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Ma quali sono le conclusioni che si possono trarre da queste considerazioni?

In una situazione di questo tipo non può che diventare fondamentale lavorare in modo costante ed impegnato nelle scuole, come nei posti di lavoro, passando dalla diffusione informativa del fatto che un altro modello di scuola è possibile e che tutte queste dinamiche non sono l’unico sistema scolastico possibile. Contro ogni “preside sceriffo”, ogni abuso, ogni repressione, ogni attacco alla libertà di espressione e di conoscenza dello studente,  ci troverete ai nostri posti!


Riprendiamoci le scuole, riprendiamoci le nostre vite!

Collettivo Studentesco Camuno

14 Novembre, Bergamo sciopera! Resoconto del Coordinamento dei Collettivi Bergamaschi verso un anno di lotte!

Oggi 14 Novembre noi studenti e studentesse dei collettivi di tutta la provincia di Bergamo ci siamo mobilitati per manifestare, gridare e opporci alle politiche di austerità e precarietà imposte dal governo Renzi.

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Abbiamo detto NO alle politiche imposte dal governo che ogni giorno piegano studenti e studentesse con l’introduzione di nuove riforme, come la BuonaScuola, che promettono innovazione e cambiamento come ogni altra riforma, senza però mai intervenire sui problemi reali. L’aziendalizzazione delle scuole, nelle quali noi studenti non veniamo più considerati per quello che realmente siamo, ovvero persone, ma veniamo semplicemente ricondotti a dei numeri, si è affermata mediante un meccanismo aziendale e capitalistico basato sulla competizione, le gerarchie, le differenze di salario, che negano il diritto allo studio, la collaborazione e la solidarietà. Inoltre l’introduzione del libero accesso di enti privati all’interno degli istituti pubblici alimenta questo sistema basato sul guadagno, che si distacca dai principi alla base di una buona educazione.
La mobilitazione di oggi non ha interessato solo noi, studenti e studentesse: infatti siamo scesi in piazza numerosi insieme a lavoratori e lavoratrici, precari, disoccupati e famiglie, che ogni giorno si battono per diritti e dignità negati dal governo italiano.
Il concentramento si è formato davanti alla stazione di Bergamo, mentre in sette istituti della città si sono formati dei picchetti che poi si sono evoluti in cortei, che hanno bloccato le vie principali del centro cittadino, raggiungendo successivamente la piazza dalla quale il corteo è poi partito.
Abbiamo attraversato le vie principali del centro di Bergamo creando blocchi e fermando il traffico ribadendo le parole d’ordine alla base dello sciopero sociale con attacchinaggi, stencil e scritte lungo tutto il percorso.
Una volta arrivati all’altezza via Verdi sono confluiti nel corteo anche i compagni del comitato di lotta per la casa, che precedentemente avevano occupato per circa due ore la sede del PD, affinché prendesse una posizione sull’articolo 5 del piano casa (che vieta la residenza in caso di occupazioni abitative e impedisce l’allaccio delle utenze).
Passando davanti alla sede della CGIL c’è stato un lancio di uova e vernice, che ha creato tensioni tra noi e la polizia.
In seguito ci siamo fermati davanti a Banca Intesa, dove si è attuata un’azione riguardo la Brebemi da parte del CSA Paci Paciana per denunciare lo spreco di soldi pubblici e l’inutilità di questa grande opera.
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Il corteo si è concluso con un’assemblea, alla quale hanno preso parte collettivi studenteschi e i compagni di lotta per la casa, al termine della quale abbiamo rilanciato l’autorganizzazione nelle scuole bergamasche partendo dai collettivi.

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Coordinamento dei Collettivi Bergamo

Digitalizzazione, badge e “classi-laboratorio”… Perchè dire NO!

Uno dei contenuti che abbiamo portato in piazza il 16 Ottobre, con  l’appoggio degli studenti di tutte le scuole camune, è stato quello della digitalizzazione e dei nuovi badge introdotti all’Olivelli. Con questo articolo vorremmo esprimere in modo chiaro e lineare quali sono  gli aspetti che ci hanno portati a contestare rigidamente queste novità introdotte nelle scuole camune. Per farlo, analizzeremo due articoletti che sono stati pubblicati in “Voce Studentesca” (il giornale gestito dagli studenti dell’Istituto Olivelli).

Il primo è un articolo “pro badge” che porta a sostegno della propria tesi delle deboli e alquanto folkloristiche argomentazioni.

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In difesa dei badge, l’articolo sembra sostenere che una delle potenzialità di questa tecnologia sia quello di incenerire sul posto tutti gli spacciatori che provano ad oltrepassare un rilevatore. Non è proprio così.

Se con questi fantomatici spacciatori l’autore intendesse delle persone esterne alla scuola, ci duole informarlo che non verranno munite anch’esse di badge, e che quindi la loro presenza a scuola non sarà registrata (non risulteranno affatto presenti!).
Se intendesse invece degli studenti spacciatori, quando scorreranno i propri badge nei rilevatori non comparirà la scritta “ATTENCTION, PUSHER!”, e risulteranno quindi difficilmente stanabili.
In conclusione, a meno che lo studente che ha scritto queste righe ritenga sul serio che esista la modalità “incendia-pusher”, i badge non impediranno a nessuno di poter entrare né tanto meno di spacciare!

Ma a parte queste sciocchezze, perché ci opponiamo a questa novità?

1 Perché la scuola non è una caserma. Intensificare ulteriormente i controlli (già esasperati, la nostra scuola è l’unica in Valle Camonica con i carabinieri ai cancelli ogni giorno e una pattuglia della polizia una volta a settimana)  vuol dire minare alla serenità degli studenti. La nostra scuola sembra sempre di più un carcere piuttosto che un luogo di crescita e di formazione!
Riteniamo che sarebbe buona cosa lavorare collettivamente per rendere la scuola un ambiente più agevole e costruttivo per tutt*,  stimolando l’interesse a partecipare alle lezioni negli studenti piuttosto che punirli se non sono in orario!

2 Perché saranno anche “solo diecimila euro” ma sono diecimila euro che non verranno investiti per risolvere i reali problemi della scuola, dall’edilizia scolastica al caro trasporti, per non parlare del carolibri!
Il diritto allo studio passa dalla soluzione di questi problemi, non dal controllo e la repressione!
Gli studenti hanno delle priorità ben precise e ben lontane dai badge e la piazza del 16 Ottobre lo ha dimostrato!

3 Perché né gli studenti né la maggior parte degli insegnanti  hanno avuto voce in capitolo quando sono stati introdotti, in un’ottica totalmente autoritaria! È assurdo che delle decisioni così importanti non prendano in considerazione gli studenti, unico motivo per cui la scuola esiste!

Il secondo articolo, molto più condivisibile rispetto al primo, affronta invece il fenomeno delle “classi-laboratorio”.
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Contestiamo in questi termini quanto dichiarato dal preside:

1 Se le “classi-laboratorio” sono “un modo intelligente per valorizzare l’aspetto pratico in corsi come COS dove le ore di laboratorio sono tante”, perché gli studenti di queste classi continuano ad andare in un altro laboratorio, quando disponibile?
La risposta è semplice! L’aula è piccola e i computer non sono sufficienti (due persone per computer)!
La connessione Internet non è nemmeno abilitata in tutte le ore, quindi la presenza dei computer non è d’aiuto neppure durante le lezioni teoriche!

2 La planimetria sulla carta è perfettamente in regola, ma ciò non toglie che gran parte dello spazio è occupato dai tavoli con i computer, e quindi l’agibilità si riduce per ovvie ragioni! Molti professori preferiscono trasferire gli studenti in altre aule più spaziose durante i compiti in classe!
In alcune classi manca addirittura l’interruttore per le luci!

3 Le “classi-laboratorio”, per ovvie ragioni, escludono dalla possibilità di utilizzare i laboratori tutti gli altri studenti della scuola! In alcune comunicazioni di inizio anno si è parlato di “carrelli che portano i portatili nelle varie classi per risolvere il problema della mancanza dei laboratori” ma al 23 Ottobre non si vedono nemmeno da lontano(come gli stessi badge, che chissà quando e se entreranno in funzione)! Aggiungiamo anche la spesa per i portatili nel conteggio del costo della “digitalizzazione esasperata”? Si parla ancora di diecimila euro (che già sarebbero troppi!) se sommiamo a questa cifra anche il costo degli I-Pad per consultare i registri elettronici acquistati per i professori? 

Francamente riflettiamo….

(Collettivo Interno Olivelli Putelli)

…MA PER QUALCUNO IL PROBLEMA È IL KAG

Lovere,  Sabato 24 maggio 2014.
Nel pomeriggio ha  luogo un presidio  antifascista organizzato da diverse realtà autonome camune, partecipato da  istituzioni locali (ANPI e Amministrazione di Lovere) e da centinaia di persone libere, in opposizione ad un  raduno nazifascista che, ogni anno, porta nella cittadina una moltitudine  di esaltati nostalgici del ventennio, autorizzati e legittimati dalla prefettura e dai rappresentanti del governo. Il qualunquismo  di una democrazia che lascia spazio a questi personaggi permette che,  dopo il raduno, questi circolino nel paese a caccia del nemico e che lo  trovino: due ragazzi, ignari di tutto ciò che era successo prima e  colpevoli di portare una cresta, vengono avvicinati da un gruppo di  xenofobi che dopo aver individuato il “diverso” lo seguono e lo pestano.
Quei due ragazzi venivano appositamente da Treviso per partecipare a una giornata  di musica, compagnia e libertà, una delle tante che da sempre hanno luogo al KAG di Pisogne e che stava avvenendo in concomitanza con gli  eventi di Lovere, a pochi chilometri di distanza. A loro va la nostra più completa solidarietà, già  espressa di persona ai diretti interessati, per questo attacco insensato, ad opera di individui che continuano a creare proselitismo tramite violenza gratuita, continua e fine a sè stessa…ma per qualcuno il problema è il KAG.
Al KAG, in questi  anni, sono arrivate persone da tutta Italia e dall’estero: chi per suonare, chi per esporre le proprie creazioni artistiche, chi per parlare, esprimersi, ritrovarsi e godersi una festa. Perché il KAG non è un locale, le persone che vi hanno lavorato l’han fatto gratuitamente, senza fini di lucro e in completa autogestione; i suoi frequentatori non sono semplici clienti: il KAG è anche loro e chiunque può contribuirvi liberamente. Tutto è stato creato dal nulla, costruito da zero e a nostre spese: dal bancone del bar al palco, dall’impianto elettrico-audio-luci alla zona mixer, alla più semplice manutenzione del locale. In perfetto stile DIY (DO IT YOURSELF = fattelo da solo). Siamo fieri del giro che si è creato attorno a questo posto e dell’eco che un piccolo spazio autogestito della Valcamonica ha potuto ottenere, ma soprattuto dell’umanità, dell’amicizia e del sostegno di tante persone che se non fosse stato per il KAG non avremmo potuto conoscere.
Tuttavia è da mesi che lo stabile viene danneggiato da dei codardi che, dopo numerose ronde di perlustrazione, approfittando dei momenti di chiusura del centro, prima hanno arrecato danno alle auto parcheggiate nel piazzale, rompendo numerosi (circa 15) tergicristalli e in seguito, hanno lanciato bottiglie di vetro piene di vernice gialla contro la porta principale e gli spazi esterni. In un’altra occasione, le bottiglie di vernice hanno colpito il parabrezza del furgone di un gruppo polacco. I ragazzi si sono dimostrati superiori ai fatti, continuando il loro tour europeo e portandosi con sé un bel ricordo del posto (ringraziando il diluente). Per non parlare dei numerosi tentativi recenti di siliconare la serratura, sparandoci anche dei chiodi dentro, nella vana speranza di impedirne l’accesso…ma per  qualcuno il problema è il KAG.
Finora abbiamo  scelto la via del silenzio, proprio per differenziarci da un certo tipo di azioni vili e infami e per non creare allarmismo: ma ora è arrivato il momento di venire allo scoperto! Abbiamo difeso da questi personaggi il  posto e le idee che abbiamo cercato di portare avanti e che non abbiamo intenzione di accantonare. Il KAG ora è di tutti e di tutte, non  solo dei Pisognesi. Qualunque cosa accada non vogliamo perderlo perchè non esistono spazi di libertà simili in Val Camonica; perché basta entrarci e parlare con le persone che lo frequentano, per rendersi conto di quanto ce lo siamo meritati.
Ora ci conteremo.
Qualunque cosa accada non fermeremo i nostri cuori.

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28 MAGGIO 1974 – 2014: CORTEO ANTIFASCISTA – ANTAGONISTA – DI MOVIMENTO. Ora e sempre resistenza!

MERCOLEDI’ 28 MAGGIO 2014
ORE 9.00 – PIAZZA GARIBALDI -Brescia
28 MAGGIO 1974 – 2014
CORTEO ANTIFASCISTA – ANTAGONISTA – DI MOVIMENTO
Anche 40 anni dopo: nella memoria l’esempio, nella lotta la pratica.
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Evento Facebook

Come scendere dalla Valle Camonica?

Esistono varie soluzioni:
Treno: Partenza ore 6:55, arrivo alle 8:38. Fermate:

BRENO 06:55
CIVIDATE MALEGNO 07:01
COGNO-ESINE 07:05
PIAN DI BORNO 07:09
BOARIO TERME 07:13
DARFO-CORNA 07:18
PIANCAMUNO-GRATACASOLO 07:25
PISOGNE 07:31
TOLINE 07:35
VELLO 07:40
MARONE-ZONE 07:48

Per maggiori informazioni o soluzioni alternative (possibili posti in macchina) contattare la nostra pagina Facebook Collettivo Studentesco Camuno.
Potete inoltre contattare il numero: 3294229225

 

28 MAGGIO 1974 – 28 MAGGIO 2014

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Alle 10.12 del 28 Maggio del 1974 in piazza della Loggia, a Brescia, esplode una bomba uccidendo in totale 8 persone e ferendone più di 100.
Si tratta di militanti politici appartenenti a diverse strutture organizzate dell’epoca (dai sindacati confederali ai gruppi extraparlamentari) scesi in piazza, quella mattina, con diversi cortei, tutti confluiti nella piazza principale della città per il comizio organizzato dai sindacati confederali e dal Comitato Antifascista.
La manifestazione era stata indetta per rispondere in maniera decisa al clima di paura provocato da diversi attentati e violenze fasciste avvenute in città e davanti alle scuole; l’episodio più noto in assoluto avviene pochissimi giorni prima della Strage, nella notte tra il 18 ed il 19 Maggio, e riguarda il neofascista Silvio Ferrari di Ordine Nuovo, il quale salta in aria in piazza Mercato, in pieno centro, insieme alla sua Vespa, mentre trasporta un ordigno.
In piazza della Loggia, quando esplode la bomba, è immediatamente chiaro a tutti che l’esecutore non possa che essere la manovalanza fascista. A molti è chiaro anche il mandante. E per coloro ai quali il mandante non fosse chiaro arriva un suggerimento da parte del vice-questore di Brescia: dopo il boato, il panico, il fuggi-fuggi disordinato, l’evacuazione dell’intera piazza questi compie un gesto eloquente ordinando ai pompieri di pulire detriti e sangue dal selciato distruggendo così la possibilità di raccogliere reperti importanti per le indagini e per i riscontri probatori.

Il mandante è lo stesso della Strage di piazza Fontana a Milano (12 Dicembre 1969). Il mandante è lo Stato italiano governato dalla Democrazia Cristiana. Quella di piazza della Loggia è una strage fascista e di Stato.
A dimostrazione di ciò, non solo la distruzione immediata di parte delle prove col lavaggio della piazza da parte di una “istituzione democratica”, ma decenni di depistaggi, false testimonianze, fughe di indagati e smarrimenti di prove; oltre alla responsabilità dell’allora capitano dei carabinieri Delfino (che condusse poi una brillante carriera diventando generale) e di alcuni neofascisti risultati a libro paga dei servizi segreti italiani e statunitensi. Quarant’anni di processi che ancora, nonostante la Cassazione abbia recentemente disposto di “ripartire dal via”, non sono giunti ad individuare nettamente dei responsabili.
In un periodo storico caratterizzato da una forte messa in discussione del sistema politico ed economico dominante da parte dei movimenti antagonisti di studenti e operai, la Strage di Brescia, insieme a quelle di Milano, di Bologna (1980), del treno Italicus (1974) e molto altro, fu parte della risposta dello Stato, realizzata dai suoi Servizi Segreti e dai suoi servi neofascisti: la cosiddetta “Strategia della tensione”. Bombe, attentati, aggressioni avevano un fine: seminare terrore e panico per stabilizzare e legittimare un potere e un ordine forte ed autoritario.

Non a caso, oggi più che mai, il discorso costruito nel tempo dalle Istituzioni promotrici del calendario delle commemorazioni ufficiali tende ad eliminare il carattere conflittuale di questi avvenimenti storici.
Gli interventi che negli anni si sono susseguiti dai palchi dei vari incontri sul tema e della commemorazione in piazza ci hanno rappresentato un’ipocrita memoria condivisa, fatta di riconciliazione e di pacificazione, sostenendo che “i morti sono tutti uguali” e che di fronte a queste tragedie non possono esistere divisioni. Questa lettura è, invero, in continuità con la stessa strategia della tensione. Questa narrazione genera mistificazione e confusione sul piano storico-culturale, gettando nell’unico calderone del terrorismo e delle sue vittime fenomeni sociali radicalmente differenti come il terrorismo fascista, lo stragismo di stato e la lotta armata di sinistra. Una costruzione che ha trasformato le commemorazioni in liturgie, in una ritualità passiva utile a riprodurre immaginari e comportamenti compatibili. Compatibili con l’esistente governato da chi come Renzi, tra Jobsact e non-Piano casa, mentre smantella servizi e diritti sociali finge di restituire dignità alla memoria storica rendendo pubblici documenti di archivio che, in realtà, erano già accessibili alla magistratura.

Ma, come ogni anno, anche nel quarantesimo anniversario della Strage, ci sarà la Piazza di chi crede nel valore attivo e sovversivo della memoria; di chi oggi crea territori resistenti, di chi lotta per una sola grande opera: casa – reddito – salute – dignità per tutte e tutti.

QUARANT’ANNI DOPO: NELLA MEMORIA L’ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA.

NESSUNA MEMORIA CONDIVISA E NESSUNA RICORRENZA.

MERCOLEDI’ 28 MAGGIO 2014
h 9.00 PIAZZA GARIBALDI – CORTEO ANTIFASCISTA, ANTAGONISTA E DELLE REALTA’ DI MOVIMENTO

A Giulietta, Livia, Euplo, Luigi, Bartolomeo, Alberto, Clementina, Vittorio

CSA MAGAZZINO 47
KOLLETTIVO STUDENTI IN LOTTA