Olivelli, in sette punti il fallimento all’esordio dei Badge

Come ci si poteva aspettare, l’introduzione dei Badge all’Olivelli è stata decisamente fallimentare.
Non ci dilungheremo ancora sui motivi per i quali ci siamo opposti, avendo già scritto molto su questa dannosa tecnologia, ma vorremmo un attimo fare un resoconto sull’esordio odierno del “tesserino magnetico”.

Clicca qui per vedere l’articolo precedente sui Badge

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1 Degli antiestetici scatolotti presenti ai vari ingressi, finalizzati a rilevare il Badge di ogni studente, solo alcuni funzionavano.
2 Molti studenti, arrivati in orario, sono stati segnati comunque come ritardatari perché hanno dovuto vagare per la scuola alla ricerca di uno “scatolotto” funzionante.
3 Non c’è stato alcun rilevatore senza coda dalle 7:40 in poi.
4 Non elimina il classico appello (la presenza degli studenti viene comunque verificata in classe da parte degli insegnanti).
5 Non solo non viene eliminato l’appello ma anche le uscite fuori orario dovranno essere comunque segnate dall’insegnante. Per motivi logistici, infatti, non si timbra il Badge all’uscita. E verrebbe da chiedersi, ma allora a che capperi serve?
6 Ancora non sono stati collegati ai registri elettronici degli insegnanti.  In altri termini, al momento, che tu timbra il tuo badge la mattina o te ne strasbatta le palle, resterà una questione tua personalissima in quanto non lo saprà nessuno. Questa situazione è destinata a perdurare dal momento che solo per consegnare i badge sono passati tre mesi, immaginatevi per metterli anche in funzione!
7 Nessun estraneo “malintenzionato” che entrerà a scuola durante l’anno, non essendo provvisto di badge, verrà in qualche modo contrastato da questa tecnologia come ostentato da un articolo pro-badge, approvato dalla presidenza e pubblicato nel giornalino della scuola (si chiama “Voce Studentesca” ma molto studentesca non è…).

Sappiate che la scuola ha investito 10000 euro per questa tecnologia, soldi pubblici stanziati dalla Regione Lombardia e destinati all’azienda Mastercam, l’unica che sembra aver davvero guadagnato qualcosa da questa nuova tecnologia.

Invitiamo nuovamente a rivedere gli articoli scritti in passato sulla questione linkati all’inizio.

Collettivo Studentesco Camuno

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